BARZIN – 15/05/2014

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Lenta, malinconica, introspettiva, confessionale. Con queste semplici parole possiamo descrivere la musica di BARZIN.

Il canadese di origini iraniane Barzin Hosseini avvia il suo personale progetto nel 1995. Lungo il cammino la sua creatura cambia pelle, l’ avventura nata in solitario si arricchisce di collaboratori e amici. In particolare 3 musicisti entrano in pianta stabile nella band: Mike Findlay, Suzanne Hancock e Tony Dekker. Con la loro aggiunta la musica di BARZIN però non si snatura, rimane fedele alla sua estetica di tranquillità e minimalismo. Si tratta ancora di esplorare il lato tranquillo del pop.

Nel 2003, BARZIN pubblica il suo omonimo album di debutto con l’etichetta di Montreal Where Are My Records. L’anno successivo esce l’EP intitolato Songs for Hinah rilasciato dalla label francese Hinah. Il 2006 è l’anno del secondo full-length album intitolato My Life In Rooms pubblicato in Europa dalla Monotreme Records. La consacrazione a livello internazione giunge però soprattutto con l’ultimo disco relizzato quel Notes To An Absent Lover , era il 2009, del quale tutti ci siamo innamorati alla follia.

Una vera e propria ovazione ha accolto l’uscita del nuovo album di Barzin.
“To Live Alone in That Long Summer” è l’ennesima chicca di una discografia che non conosce passi falsi e di un percorso artistico molto coerente, all’insegna di una forma di cantautorato notturno, struggente e romantico, quasi ossessionato nella ricerca di un suono curato e confidenziale, intimo e vellutato, elegante e ipnotico. Tra Lambchop e Leonard Cohen, tra Red House Painters e Mazzy Star
Il disco, uscito in Italia il 3 marzo su Ghost Records, ospita alcuni dei migliori musicisti di Toronto: Sandro Perri (che ha collaborato in veste di produttore), Tony Dekker (Great Lake Swimmers), Daniela Gesendheit (Snowblink) come backing vocalist, Karen Graves (Hayden) per gli arrangiamenti.

I feel I’ve been trying to make this album since I first started making records Barzin

Barzin Hosseini ha saputo elaborare un suo personalissimo stile, incentrato dapprima sulla definizione di un suono lento e cadenzato, in seguito convogliato in una pacata forma cantautorale, intesa quale esclusivo mezzo di esternazione di una sensibilità malinconica. Dall’ovattato approccio ‘da cameretta’ agli arrangiamenti orchestrali, fino all’introspezione comunicativa di “Notes To An Absent Lover”, il timido percorso di un artista che sa toccare le corde del cuore… [ Raffaele Russo, OndaRock ]